Good Night, and Good Luck

Inserito da Roberto Tabucchi | Pubblicato in Recensioni | data 12-12-2006

Si avvicina la fine dell’anno ed è tempo di bilanci. Tra i film usciti in noleggio nel 2006 premierei col “Videovip d’oro” (premio fantasma di pura fantasia) “Good Night, and Good Luck”, se non altro perché è l’unico film americano portatore di un punto di vista coraggioso sul ruolo del giornalista, o se volete del cronista, insomma di colui che dovrebbe informare il pubblico senza subire condizionamenti politici ed economici. E’ un amaro apologo sulla fine della libertà di stampa, un’elegia della televisione come mezzo di trasmissione della verità e non di manipolazione e falsificazione. E premierei questo lavoro di Clooney, famoso in tutto il mondo come attore hollywoodiano dal fascino irresistibile (non certo come regista), anche per lo stile sobrio e rigoroso adottato in questa sua opera, categorica nel rifiuto di un’inutile spettacolarizzazione. Dopo l’eccesso di zelo stilistico del suo debutto dietro la macchina da presa (“Confessioni di una mente pericolosa” rimane comunque un ottimo film), il regista raggiunge un prosciugato traguardo con un lavoro teso e tagliente, di una densità linguistica e di una concentrazione estetica impressionante. I veri protagonisti della pellicola sono gli studi della CBS degli anni Cinquanta, fotografati con uno splendido bianco e nero, ripresi e montati tenendo conto del linguaggio visivo tipico della prima generazione di cineasti provenienti dalla televisione (Lumet, Ritt, Delbert Mann e soprattutto Frankenheimer). Il tema trattato è il maccartismo, un periodo tra i più controversi della recente storia americana (più noto col triste appellativo di “caccia alle streghe”), visto attraverso lo sguardo del cronista Edward R. Murrow che, grazie alla sua trasmissione di denuncia, contribuì al crepuscolo del senatore McCarthy e della sua ossessiva crociata anticomunista che seminò il panico nell’America della Guerra Fredda. Il messaggio del film è diretto e il rimando all’attualità evidente: la pellicola è una riflessione sui motivi etici di ricerca della verità, attraverso una forte difesa del diritto al dissenso, al dubbio. E il rischio maggiore per la televisione e per tutti i media è quello della sottomissione ai detentori del potere.
Un’opera coraggiosa per un tema che a cinquant’anni di distanza si ripropone con una forza esponenzialmente più elevata (e non solo negli States): l’informazione televisiva e il tentativo, da parte dello stesso mezzo, di narcotizzare le coscienze. Con in più, e anche qui la storia si ripete, l’uso massiccio del terrorismo verbale (quel “comunisti” gettato addosso a chiunque non la pensi come l’inquisitore – vi ricorda nessuno?-). Cinema politico, dunque, ma lontano da ogni tono di predica: l’unica performance sopra le righe è quella di McCarthy, ma non è colpa della sceneggiatura, né dell’attore, visto che quello che si sente e si vede sullo schermo è proprio lui, il senatore in persona, in immagini di repertorio.
Concludo questo breve ma doveroso elogio con alcune profetiche parole che Edward R. Murrow pronunciò il 25 ottobre 1958, quando da noi (in Italia) la televisione era ancora una neonata: ” Siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti, c’è un’allergia, insita in noi, alle notizie spiacevoli e disturbanti, e i mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l’abbondanza e non riconosciamo che la televisione viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, ci renderemo conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare”.
“Good night, and good luck” gente, e già che ci siamo, buon anno a tutti !

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