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Zodiac
Inserito da Roberto Tabucchi | Pubblicato in Recensioni | data 09-11-2007
Esce finalmente in noleggio ZODIAC, l’ultimo lavoro di David Fincher (il regista di Seven e di Fight Club, per intenderci – ma anche di The Game, Alien 3, Panic Room). L’autore americano questa volta si è dovuto districare con una delle figure più saccheggiate dal cinema americano degli ultimi anni: “The Zodiac Killer”, di Tom Hanson – 1971; “The Zodiac Killer”, di Charles Adelman – 2005; “Zodiac Killer”, di Ulli Lommel – 2005; “The Zodiac”, di Alexander Bulkley – 2005 (uscito subdolamente in home-video a settembre 2007, proprio per essere scambiato per quello di Fincher – intanto il cliente medio non fa caso al nome del regista quando noleggia). Ma ora eccoci al dunque, e la prima cosa che salta all’occhio durante la visone del film, è che Fincher, a contrario dei suoi predecessori, se ne sbatte apertamente di illustrare l’ennesima caccia all’assassino: il suo è un dramma procedurale, fatto di dialoghi appuntiti e roventi squarci drammatici, che al percorso del criminale preferisce lungamente gli effetti devastanti che questo imprime su chiunque ne fiuti le tracce. E’ una storia vera che nasce dalla tragedia umana e si sviluppa nelle ossessioni e nelle angosce di una città posta sotto assedio. E’ una ricerca meticolosamente particolareggiata degli effetti che può avere una storia di così grande impatto mediatico sulla società. E ancora… è un serial-killer movie pensato soprattutto per spazzare via il genere anziché fornirgli nuovo nutrimento, ed è soprattutto un saggio sulla permeabilità al male e alla sua rappresentazione e spettacolarizzazione. Un thriller atipico, quindi, senza eroi né trionfi, che cita espressamente “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo” (ispirato al caso Zodiac) solo per distanziarsene: se nel film di Don Siegel, Callaghan (interpretato da Clint Eastwood), nonostante il fallimento dell’inchiesta giudiziaria, mette fine alle azioni di uno squilibrato assassino a modo suo, ossia uccidendolo brutalmente, nel film di Fincher l’ispettore Toschi, anche se porta la pistola, non sparerà nemmeno un colpo. Il genere poliziesco compare per essere deliberatamente messo in contrappunto con la “realtà”, che non si piega alle regole della finzione. Il modello cui Fincher guarda è, semmai, il cinema americano civile e d’inchiesta che dominava negli anni ’70, come per esempio “Tutti gli uomini del presidente” (di Pakula – 1974), nel quale si tesseva una sorta di elogio del “vero americano” alla ricerca della verità. Del poliziesco resta quindi un’impronta vaga, e quel che Fincher ci mostra è solo il grigio d’una realtà grigia.



