Factotum

Inserito da Roberto Tabucchi | Pubblicato in Recensioni | data 29-09-2006

…e tre. Per la terza volta l’autolesionismo del narratore più maledetto d’America torna ad affascinare i registi del grande schermo. Dopo Ferreri, con “Storie di Ordinaria Follia”, e Schroeder, con “Barfly”, ora ci prova il norvegese Bent Hamer (quello di “Kitchen Stories”) a raccontare per immagini quel disagio esistenziale che Charles Bukowski, meglio di qualunque altro scrittore, ha impresso sulla pagina scritta. E questo “piccolo” film indipendente, prodotto da Jim Stark (“DownByLaw” e “In the Soup”, per intenderci), riesce per la prima volta a far emergere la dolente onestà di una vocazione artistica che coincide con una scelta di vita . Oltre che sull’alcol e le donne il regista mira lo sguardo sullo strano rapporto di Bukowski con i suoi mille lavori. Lavori umili, precari, accidentali, disprezzati e insieme ricercati perché solo in un rapporto alienato con le proprie mansioni lo scrittore, paradossalmente, sembra trovare la verità del suo tempo. Il mondo che descrive è quello con il quale si scontra tutti i giorni, un mondo cupo e grigio, una desolata e desolante provincia americana. E Chinaski, eterno alter ego letterario di Bukowski, diventa il cantore e cronista degli emarginati e degli afflitti, dei derelitti e degli offesi, di coloro che imboccano strade sbagliate, insomma di tutti quei personaggi su cui si infrange il sogno americano. Infimi locali, qualche donna sbandata, letti sporchi, scommesse ai cavalli, sbornie colossali e soprattutto una penna e un taccuino sottomano per tirar fuori il senso delle cose, là dove un senso, forse, non c’è. Grande interpretazione, quella di Matt Dillon, che mette in pratica le dure lezioni dell’Actor’s Studio per infilarsi nella pelle del personaggio con naturalezza e autorevolezza. Diventa Chinaski con la sorprendente semplicità che permette solo un’interpretazione interiorizzata: basti dire che l’ubriachezza non è mai recitata, bensì proposta nella chiave di un ipnotico stato d’animo esistenziale. Il che corrisponde allo stile ellittico e raffinato di uno scrittore, di cui a oltre dieci anni dalla morte si comincia a parlare come di un classico. Il norvegese Bent Hamer scandisce gli eventi per brevi quadri impressionistici e segue il suo eroe come in stato di sonnambulismo, lasciando trasparire però una sottile vena ironica: Chinaski si muove con quel misto di indolenza, rabbia, passione e disillusione tipico di chi è condannato alla perenne ricerca di un centro di gravità. Siamo però molto lontani dal romanzo di denuncia operaia alla John Steinbeck: quello a cui Bukowski ci costringe ad assistere è il suo personalissimo gioco al massacro, un percorso autodistruttivo che deve inevitabilmente affrontare colui che ha bisogno di soffrire per capire la bellezza delle cose. Henry Chinasky è un moderno esploratore delle miserie umane, è un re senza trono che regna nei bar e nelle bettole, che osserva il mondo e cerca di tradurlo in parole, seguendo un disordine creativo di assoluta purezza lirica. L’unica via d’uscita è la scrittura: il materiale umano, pieno di dolore e incomprensione, ha trovato una sua dimensione sulla pagina scritta. “Non ci provare. Se vuoi provarci, allora provaci fino in fondo. Alla fine sarà meglio di qualunque cosa tu possa immaginare e cavalcherai la vita dritto fino alla risata perfetta”. Questo è il messaggio conclusivo del film, che ripete la frase scritta sulla lapide dello scrittore. PS Il DVD “Factotum”, uscito in noleggio in tutti i Videovip, comprende, tra i contenuti extra, un omaggio a Charles Bukowski: al “Teatro di Roma” Alessandro Haber, accompagnato al piano da Marco di Gennaro, recita alcune poesie del grande scrittore americano. Prossimamente uscirà in vendita l’edizione speciale a 2 dischi che include “Nato per essere Bukowski”, un documentario di 90 minuti sulla vita e le opere del più grande dissacratore del sogno americano.(Roberto Tabucchi)

La copertina del film

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